E' uno dei grandi motti del libero mercato, motto che viene per comodità e convenienza deliberatamente usurpato di qualsiasi significato laddove si verificano costantemente ingerenze, monopoli, corruzione, illegalità, prepotenze, sfruttamento e speculazione. E' il capitalismo bellezza! o tutto quello che partendo dalla proprietà come grande concetto moderno, rifiutando l'equa distribuzione di competenze, responsabilità e guadagni punta ad un maggiore successo con il minimo sforzo.
Questa è la storiella. Molto facile e verosimile rispetto alla condizione in cui grava il nostro Paese oggi, ed è un fatto unicamente culturale. Dove si sono schiantate le visioni, planetarie e internazionaliste, è iniziato il bar, dei luoghi comuni e dei consumi.
E cultura è quello che puntiamo a fare noi e molti come noi, con le difficoltà ovvie che questo mercato impone, non solo per limiti economici ma per evidenti ostacoli culturali.
Venerdì abbiamo assistito impotenti allo sproloquio di un esperto di inquinamento acustico che ha raccontato senza vergogna di aver fatto cambiare la scaletta del concerto di Vasco Rossi causa un brano che provocava l'esasperazione degli inquilini di una via attigua allo stadio. Non c'era nelle sue parole nessun riferimento o nessuna distinzione tra concerto e partita. Le ragioni erano politiche, non culturali. Al di là dei gusti musicali e delle ragioni di qualche inquilino non ci si rende mai conto che si sta parlando di cose culturalmente differenti.
E' la ragione la trovate tutta nell'episodio di Genova di questa domenica. Noi non siamo quella cosa lì.
La concorrenza in campo culturale è schiacciata dalla burocrazia che sempre per cultura non conosce e non vuole conoscere - perchè ritiene sempre sia occupazione giovanile e legata ad esperienze lontane dalla serietà, dal rigore, dall'impegno, dalla professionalità ( tutte qualità che riconoscono solo a gente simile a loro) - e dalla mancanza di regole interne agli operatori dello spettacolo che non rispondono a nessuna deontologia professionale e spesso si lasciano usare da brand e multinazionali che nel settore - contrariamente alla burocrazia - ci vedono, e ci fanno in alcuni casi, molti soldi, con il minimo sforzo. E quest'ultima ragione è quella che ha portato nel settore e nel mondo dello spettacolo e dei grandi eventi dal vivo grandi truffatori, signori imbroglioni, azzeccagarbugli, improvvisati e squali, vere creature dell'abisso.
Costoro per anni hanno spremuto le finanze pubbliche dove possibile, con richieste fuori mercato, attraverso una costante concorrenza sleale, occupando illecitamente spazi pubblici, ricattando le amministrazioni - sempre farcite dei burocrati di cui sopra - e spadroneggiando.

E' le ragioni le vedete nell'affaire Arena, che nonostante sia stato assegnato un bando di recente, con evidente ritardo - l'altro ieri per quest'estate -, c'erano operatori che avevano già occupato l'Arena della città di Milano - spazio pubblico tra i pochi rappresentativi dell'estate milanese - per fare i loro "affari", tradendo anche la fiducia degli operatori internazionali, vendendo, alla lettera, fumo come arrosto.
Vogliamo lasciare questa riflessione su un mondo che negli anni abbiamo imparato a conoscere da vicino con un bell'esempio di questa città che ha anche la fortuna di condividere con noi lo statuto Arci.
Il Biko, che è dovuto scappare dall'Isola per le lamentele di un inquilino - in realtà ha pagato come tutti ( Pergola e Stecca comprese) l'immensa speculazione edilizia progettata in quell'area - e con fatica e sacrifici si è insediato molto lontano da lì.
Ora alle porte del quartiere Barona, abbastanza lontano dai Navigli per non subirne il fascino libidinoso della cosiddetta movida, continua così come aveva iniziato anni fa. Molta musica dal vivo e molti artisti internazionali, molta musica black, molte cose che diversamente nessun altro in città farebbe conoscere. E questa è cultura che condividiamo volentieri e che ci sembra la cosa più rivoluzionaria da fare in questo momento. Insistere.
Come coccolarsi sapendo che una rondine non fa primavera e che tanto va la gatta al lardo che ci rimetterà lo zampino. Pesci d'aprile o buoni consigli?
Abbiamo partecipato ad un incontro meno inutile del solito su cosa vuol dire vivere la notte in una città europea e su come vogliamo Milano da domani.
Nonostante tutto, non ci perdiamo mai nulla. Siamo sempre connessi e questo ci rende impermeabili, col bel tempo e con quello cattivo. Chi avrà ragione in tutto questo che scorre e corre e corre?
Perchè dovremmo spendere dei soldi in qualcosa che non ci piace per nulla e non dedicare quei pochi ultimi risparmi in mirati acquisti per l'essenza.