Ci sono cose di cui purtroppo in Italia non si può non parlare. Perchè non si può far finta di non vedere. Non sapere è essere complici, indifferenti, omertosi. Quindi tanto vale parlarne, fare i nomi, puntare il dito e trarne qualche riflessione più ampia. Non stiamo parlando della borsa internazionale del turismo, che si è svolta nel polo fieristico di Rho lo scorso week end.
Stiamo parlando del più partecipato San Remo.
Per chi si fosse perso i monologhi di Celentano e le metafore delle "farfalline" del Corriere della Sera diciamo da subito che è tutto recuperabile in rete qui e lì.
Anche la sensazione di disagio, vomito e febbre alta la si trova e prova sul sito Rai Replay.
Ma il presente post non vuole analizzare usi e costumi della sbeffeggiata italietta, non vuole calarsi nel ruolo sano dell'accusatore o perdersi nell'adorazione hipster del trash. Da qualche mese si trova in libreria in edizione italiana questo
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un saggione ben scritto e ben lungo su come il presente sia dominato dal passato e come il passato tenga in ostaggio la musica e le sue forme e manifestazioni.
Noi da tempo siamo ostaggio del passato, di qualcosa che si è messo comodo in casa nostra tempo fa, prima che nascessimo, e non se ne è più andato. Lo spirito di Bob per qualcuno, Gianni, Adriano, Loredana, Eugenio, Lucio per altri.
Perchè il nostro parlare comune, il nostro repertorio nazionale, le cose che tutti condividiamo e sappiamo essere italiane sono anche e in gran parte loro. Reynolds è nato l'anno in cui i Beatles pubblicavano il primo disco, 1963.
Chi è nato in questi giorni potrà tra qualche anno rivedere in rete le performance del sempre giovane Gianni, che al tempo flirtava di nascosto in latteria, del tenero Adriano che ha molleggiato e fatto vergognare le madri del proprio tempo con il rock'n'roll dei baci, della piccola Loredana che posò nuda quando stava con Bjorn Borg ma è apparsa decisamente più oscena al fianco di Gigi police man dei Village People nel remix marezzato di dj Fargetta, dell'etereo Eugenio che agitava i giovani della contestazione studentesca e si è messo a parlare con un altro Dio, goloso e a lieto fine, del povero Lucio che ha finalmente trovato il suo gesù bambino sulla spiaggia di San Remo, come l’anziano Gustav von Aschenbach il suo Tadzio a Venezia.
E tante parole uguali in ordine differente, meccanismi di una discografia morente, di uffici stampa, di critichini e criticoni anch'essi ben oltre l'età pensionabile, tutti a parlarne male o bene ma a parlarne. E vincono due ragazzi che la televisione, l'altra, quella nata commerciale, ha proposto per mesi nei loro format per talenti. Scontrini generazionali.
Ma non se ne può fare a meno. Dei soldi, di quello che ruota attorno ad una manifestazione che in molti non vorrebbero così importante ma che rimane l'unica per dei poveri italiani con la chitarra in mano che possa offrire qualcosa loro. E ancora qualche nonna, qualche mamma torturerà il proprio nascituro pronosticandogli il successo musicale, a Sanremo. Di lì passano le belle voci, e gli anni, ma le cose sono sempre le stesse, così le facce, e le parole, belle o buone che siano. E' un male più necessario di un altro.
E per me che ho comprato da ragazzino Il Vile dei Marlene Kuntz e pensavo che anche noi avevamo il nostro grunge e ho cominciato a suonare, e per mia madre che ha provato ad emanciparsi a suo tempo comprando un disco di quel diavolo di Patti Smith - che di certe cose in casa non si era mai parlato - quello che resta è la platea dell'Ariston, anche per loro, anche per me e mia madre che con la chitarra in mano osavamo sognare in grande. Il retrogusto un po' amaro di qualcosa che si è cercato di fare ma è stato sovrastato dallo spirito comodo comodo del divano, dalla favola del tinello e della piccola proprietà per tutti, della gloria e dell'ammirazione, delle platee televisive di massa, delle giurie demoscopiche, della tranquillità ad ogni costo.
Singolare che un pezzo che ho amato di quell'album canta ancora nella mia testa.
La schiena dritta ce l'hanno davvero in pochi.
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L'errore è alla base dello spettacolo e della cronaca. Chi se ne approfitta e chi subisce passivamente questi anni neri e spettacolari.
Ci piace sempre di più il passato rispetto ad un presente che pare non avere futuro.
Inauguriamo questa rubrica interna del blog. Sono piccole indicazioni, qualcosa che ci è piaciuto e vogliamo condividere, qualcosa che vorremmo farvi conoscere.