“Da questa parte del mare” è concepito come una lunga ballata con diversi tempi e diversi ritmi, non solo musicali. C'è la fiumana, ad apertura, una fiumana di uomini e donne “dallo sguardo assorto”, il loro passo è melanconico, ma inarrestabile (“Seminatori di grano”). Poi c'è la partenza, il mare da affrontare così come non l'aveva mai raccontato nessuno, l'imbarco clandestino, le urla, la ressa (“Rrock”) e dopo la partenza arriva -fatale- l'immagine dello sradicamento definitivo, della perdita di identità, di un addio che è alla terra, alla casa, alle proprie cose e addirittura al proprio nome (“Forse qualcuno domani”). Il viaggio è lungo, pericoloso, è un viaggio verso una meta ignota, solo immaginata e in fondo a questo mare scuro le sirene non sono quelle melodiose delle favole, le voci che arrivano dalle acque sono i lamenti degli annegati, una nenia che è quasi una ninna nanna alla rovescia (“Una barca scura”). Poi si arriva di qua, da questa parte del mare, la meta sognata e idealizzata diventa una realtà concreta da vivere giorno per giorno, diventa un grumo di difficoltà e c'è l'incontro/scontro con l'altro, che poi siamo noi. Il clandestino imbarcato di notte nella tempesta diventa quello che “tende la mano al semaforo rosso”, diventa il sinonimo di tutte le noie e di tutti i fastidi del mondo (“Tela di ragno”).
Prevendite presso Circolo Magnolia, Arci Milano, e Bar La locomotiva (Vimercate).
L'upgrade della festa che ti ha fatto conoscere l'altro sesso in tarda età. Ora che sei un uomo o una donna adulta puoi finalmente tornare a divertirti.
Prima di tutto c'era da spaccarsi la schiena e pregare il signore che non si spezzasse, poi è arrivato il diavolo e ci ha fatto una proposta migliore.
Il 20 febbraio esce il loro nuovo album We are nobody. In anteprima al Magnolia. Nessuno escluso.
Pestoni e spacconi, grossi e metallici. Per una sera essere sfigato ai dadi sarà come vincere al lotto.