Attingendo da fonti disparate come Throbbing Gristle, Black Flag e King Tubby, il trio americano denominato Wolf Eyes mescola l'energia irrefrenabile dell'hardcore all'inconbenza nichilista della prima industrial e del noise Aaron Dilloway (anche lui ex membro dei Beast People oltre che di Galen, Couch e The Universal Indians), chitarrista, si unisce a Nate Young nel 1999. L'apporto di Dilloway è principalmente sul versante rock, ma dopo l'uscita del primo album della band e l'arrivo del batterista John Olson (anche lui un tempo membro degli Universal Indians), il duo diventa l'attuale trio che compone i Wolf Eyes, e segna una radicale svolta e ritorno alla sperimentazione elettronica. L'ascesa del trio diventa inarrestabile... si passa da un'etichetta all'altra e il 2004 segna l'arrivo alla Subpop, che produce il nuovo album "Burned Mind" e il 12" "Stabbed in the Face"
Brillantina, giubbotto di pelle e ciuffo. Fiocco, rossetto, gonna a pois. Fonzie lo trovate in loco.
L'upgrade della festa che ti ha fatto conoscere l'altro sesso in tarda età. Ora che sei un uomo o una donna adulta puoi finalmente tornare a divertirti.
Prima di tutto c'era da spaccarsi la schiena e pregare il signore che non si spezzasse, poi è arrivato il diavolo e ci ha fatto una proposta migliore.
Il 20 febbraio esce il loro nuovo album We are nobody. In anteprima al Magnolia. Nessuno escluso.